Progettare nel turismo: una sfida ancora aperta

La Puglia, si sa, è diventata negli ultimi anni una delle mete turistiche più ambite, con numeri e presenze destinati ad aumentare nei prossimi anni.

Per adeguare la programmazione turistica ai nuovi trends, la Regione Puglia ha elaborato il Piano strategico del Turismo 2016-2025 (tutte le info qui), che si focalizza su diversi temi: prodotto, promozione, innovazione, infrastrutture, accoglienza, formazione, ovvero la strategia alla base di un rafforzamento della destinazione turistica Pugliese.

Il problema infatti non è solo far arrivare i turisti, ma far si che questi possano trovare in Puglia servizi e offerte all’altezza della destinazione che sappiano valorizzare tutte le sue specificità: naturali, paesaggistiche, religiose e culturali, in un’ottica che sappia realizzare prodotti/servizi finalizzati all’arricchimento, diversificazione e qualificazione dell’offerta turistico-culturale degli ambiti territoriali.

Scorrendo le 86 pagine del piano saltano subito agli occhi parole come “programmazione”, “visione” e “partenariato strategico”. Ora, è sicuramente un bene che queste parole siano entrate nel vocabolario dei nostri amministratori, ma da qui al rendere un servizio fruibile al turista, farlo conoscere, realizzarlo, valutarlo, richiede un impegno e una capacità operativa che ancora purtroppo manca.

Il caso “InPuglia365_estate”

Nelle settimane appena trascorse è stato emanato l’avviso pubblico per la selezione di proposte progettuali nell’ambito del programma “In Puglia365 – estate”,  finalizzato alla ricognizione di proposte progettuali aventi ad oggetto la valorizzazione dell’offerta turistica nei territori dell’entroterra con l’obiettivo di predisporre un programma di attività e servizi gratuiti destinati alla fruizione, all’animazione e alla promozione turistica del territorio, offrendo un finanziamento fino a 13.000€

L’uscita del bando ha allertato da un lato gli operatori turistici, gli enti e le associazioni più varie dal Gargano al Capo di Leuca impegnate nel campo della promozione turistica, che hanno visto nel bando l’occasione per poter rendere sostenibile o espandere la propria attività sperimentando nuovi servizi; dall’altra i progettisti, che aspettavano le consuete richieste di “supporto” e “consulenza” nella stesura progettuale.

A ben guardare, già qualcosa non tornava ai più: un bando per la promozione del turismo lasciato aperto dal 13 al 29 luglio, ovvero in alta stagione, dove la stragrande maggioranza dei turisti ha già scelto destinazioni, modalità di spostamento, alloggi e attività culturali o ed esperienze da vivere sul territorio, e gli operatori, dal più piccolo B&B al tour operator internazionale, sono in sold out e hanno già una programmazione di massima.

Inoltre, le attività avrebbero dovuto essere programmate dal 12 agosto al 1 ottobre: non solo un margine ridottissimo tra la scadenza della presentazione delle domande e l’avvio delle attività, ma anche una totale assenza di riferimenti alla destagionalizzazione.

La domanda che ci si pone appena letto il bando è quindi: ma come si fa a programmare con questi tempi così ristretti?! Non solo dal punto di vista della progettazione esecutiva e materiale delle attività, ma dal punto di vista della visione strategica che dovrebbe animare la “destinazione Puglia”.

Ma è stato all’indomani dell’uscita del bando che si è scatenato il vero panico: alcune sezioni, tipo budget, erano generiche e senza alcuna indicazione di destinazione risorse o del tipo di attività finanziabili, con il risultato di dover improvvisare un piano dei costi, cosa che, per chi non è pratico di progettazione, avrebbe potuto risultare non poco complicato.

Inoltre, il bando richiedeva di produrre degli allegati (tipo responsabile sicurezza o oneri di sicurezza) da realizzare in autonomia e senza indicazioni precise, con il rischio di produrre una documentazione non idonea e quindi essere esclusi dalla valutazione.

C’è stata qualche perplessità su come compilare la domanda o la necessità di avere dei chiarimenti di vario tipo? Niente da fare, siamo rimasti nel dubbio, perché non è stata prevista nessuna pagina FAQ . Nella progettazione, si sa, non è raro arrivare spesso all’ultimo minuto per raccogliere i documenti. Se qualcuno faceva parte di questi ritardatari, sarebbe rimasto con un progetto scritto e non presentato perché, negli ultimi giorni, per diverse ore, non è stato possibile scaricare la modulistica dal sito di pugliapromozione.it. Dulcis in fundo, alla fine dell’iter, andiamo per inviare il progetto: nel bando nell’art6 è indicata la pec progettispecialipp@pec.it e poi nell’art7 progettispeciali@pec.it. Voi, ricordate a quale delle due l’avete mandato?!

Per chi fosse arrivato alla fine di questo percorso a ostacoli, le sorprese non sono ancora finite: immaginate la faccia di chi ha lavorato tutta la settimana, anche Sabato (che era il 29, data di scadenza dei termini per la presentazione del progetto) a vedere il 31 luglio, su facebook (lunedì, ovvero 2 giorni dopo), l’avviso di proroga dei termini per la presentazione, con l’indicazione di due ulteriori indirizzi PEC (perché le caselle di posta precedenti risultavano piene).

Finito? Per niente. Ad oggi, ancora non si conoscono gli esiti. Pertanto non è possibile, per gli enti, programmare attività turistiche e di preparazione promozionale del progetto (gadget, maglie, ecc. ecc…).

Un bilancio infelice

Sciatteria, noncuranza, approssimazione: sono queste le cose che hanno caratterizzato il modus operandi tutta la vicenda, e che hanno vanificato gli sforzi di chi fa dell’accoglienza turistica e della progettazione una professione, di chi dedica tempo ed energie per offrire giorno per giorno servizi di qualità, spesso neanche badando al profitto, ma per una genuina vocazione al “fare bene”.

A cosa serve infatti premiare il progetto più bello nell’ambito di intervento “Piccoli borghi e turismo rurale” se borghi ricchi di storia e tradizioni come Specchia, Tricase, quelli della Grecìa, non sono menzionati negli itinerari dei servizi pubblici, e se lo sono, sono raggiungibili con mezzi, tempi e modalità imbarazzanti?

Come far si che il miglior progetto di “Magna Grecia, dalla Murgia alle Gravine”, o quello del “Turismo sportivo e del benessere”, siano conosciuti e pubblicizzati adeguatamente nei tempi ridicoli dettati dal bando?

Dal punto di vista della razionalizzazione e utilizzo dei fondi, da progettisti, ci chiediamo come sarà possibile valutare adeguatamente le centinaia di richieste di finanziamento in appena 12/15giorni, e quanti dei progetti presentati siano realmente utili allo sviluppo turistico nel senso più ampio del termine, che non significa solo un aumento delle presenze sul territorio. Magari verranno finanziati 5 progetti simili, se non identici, nella stessa area turistica, che tradotto in numeri significa 65000 euro per pochi km2: doppie risorse per stesse attività, e che comunque non serviranno a risolvere i problemi strutturali che gravano sulla mobilità, sui servizi, sulla comunicazione della destinazione, che continueranno ad esistere.

Ci chiediamo, infine, la cosa più importante: come verrà valutato l’impatto che queste iniziative hanno avuto sul territorio dal punto di vista delle risorse mobilitate: quante di queste rimarranno iniziative spot, quante proseguiranno anche senza il sostegno della regione, quali sono davvero meritevoli e creano un reale valore aggiunto per il territorio che magari verranno lasciate morire.

In tutta questa vicenda, i fondi magari non saranno perduti, perché in qualche modo verranno utilizzati. Quello che si è perduto, è l’occasione di utilizzarli per iniziare a sperimentare una programmazione realmente strategica, che sappia creare e ottimizzare i legami tra operatori sul territorio tra strutture ricettive, tour operator, servizi di trasporto, per offrire una cooperazione integrata che possa realmente innalzare l’asticella della destination reputation della nostra bellissima Puglia, e soprattutto mantenerla alta nel tempo.

Ma vogliamo credere che questa vicenda sia un caso isolato, uno scossone di assestamento che sempre segue i grandi movimenti, e che parole come “intermodalità”, “accoglienza”, “qualità” trovino a breve la loro applicazione pratica. Sarebbe assurdo pensare che un settore che rappresenta il 10% dell’economia regionale, che dà lavoro a migliaia di persone, destinato a crescere nel tempo, sia lasciato a questo tipo di programmazione.

O no?

 

Marzia Stenti

EU Project director

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